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sabato 7 dicembre 2013
Rachel, il cugino e
Ho visto Rachel per la prima volta quando aveva dodici anni. In un paesino della costiera amalfitana, nella sua splendida villa, a letto con un uomo di una quarantina d'anni. La finestra aperta, lei con i suoi capelli castano chiari, il suo sguardo malizioso ed angelico e la carnagione ambrata da una leggera abbronzatura, mentre si lasciava prendere da un orco che si chiamava Ciccio. Muoveva le sue gambe con armonia. I suoi gemiti erano silenziosi, sembrava quasi non godesse. Ciccio era suo cugino. Lei era appena arrivata da New York, da Long Island per l'esattezza, ed aveva la spigliatezza di molte ragazze statunitensi. Mentre Ciccio godeva di quel corpo da sirena lei ebbe il tempo di guardare fuori dalla finestra e di notarmi. Non ebbe alcun imbarazzo. Qualche giorno dopo in spiaggia l'ho rivista con il papà ed il resto della famiglia. E' stata lei a presentarsi, senza fare allusione a quello sguardo furtivo mentre faceva l'amore. Ciccio, il cugino, ed il padre di Rachel, in realtà, facevano la spola tra l'Italia e gli Stati Uniti per i loro affari e quelli della faniflia Gambino, ufficialmente colpita dall' FBI qualche anno fa e sterminata, ma, in pratica, ancora in vita e attiva con i suoi gregari. Lavoravano nel settere dell'edilizia, nella realtà erano i referenti italiani di un clan che si occupava di tutto. Rachel aveva soltanto dodici anni e qualche passeggiatina serale successiva mi bastò a capire che tipo di vita faceva. I suoi dodici anni non le creavano alcun imbarazzo nè a corteggiare velatamente me, nè a far indispettire la mia Elena. La sua disinvoltura era contagiosa e la sua età le consentiva delle libertà che soltanto i giovanissimi possono concedersi. Elena mi consentiva molte libertà soprattutto non immaginando che una ragazzina dodicenne potesse essere una l****a. Così, dopo qualche partita a carte pomeridiana a casa mia, uscivamo insieme tutti e tre e, quando Elena si ritirava, non esitava a rimanere con me che di anni ne avevo trentasei. Inutile dire che molti cercavano di intuire chi fosse, qualcuno azzardava "è tua figlia?...è una tua nipotina?..." niente di più errato perchè il fisico di Rachel era molto ben proporzionato ed essendo più alta di Elena riusciva a dimostrare molti anni in più. Non ci volle molto per capire che, oltre a fumare regolarmente venti sigarette al giorno, aveva provato droghe sintetiche e cocaina. Il cugino Ciccio era molto attivo nel settore degli stupefacenti, aveva conosciuto molte delle discoteche più belle di New York ed era sempre pieno di bellissime di ragazze, rigorosamente non italiane. Riusciva ad attirarle come gli insetti con il miele visto che provvedeva alle loro esigenze ed ai loro "sballi". Così Rachel, che si era trovata giovanissima a frequentare ambienti pericolosi e trasgressivi ed amici molto più grandi di età, non potè tacermi che quella "roba" le girava per casa ed il fumo era sicuramente la cosa più innocente che aveva provato.
Riusciva ad ingannare tutti con il suo viso malizioso ed i suoi atteggiamenti da donna vissuta. L'estate di qualche anno fa è stata, nello stesso tempo, per me deliziosa, per questa bimba dai seni dolcissimi e dalle gambe lunghissime, ed una dannazione, per Elena che dopo qualche settimana l'avrebbe eliminata fisicamente, visto che riusciva a magnetizzare gli sguardi dei ragazzi in spiaggia e degli uomini maturi. Rachel, bionda ed alta, che sfidava la vita e tutto il creato dall' alto dei suoi 180 centimentri ed Elena bruna, di fisico minuto, una seconda di seno, e di aspetto mediterraneo. Entrambe molto carine, due strutture fisiche diverse, due storie di vita molto differenti.
Non mi interessava essere invidiato dagli altri ma, conoscendo i genitori di Rachel, suo cugino e le sue frequentazioni, capii subito che sarebbero stati tre mesi di inferno a causa di Rachel che non mi mollava e si prendeva gioco della mia fidanzata, stimato avvocato, un po' snob.
Le uscite serali e le cene con i suoi amici erano noiose, quasi tutti avvocati che parlano del loro mestiere. Io non faccio parte di quell'ambiente, vivo delle provvigioni che mi derivano dall'avere dei clienti che speculano in borsa e lo faccio da molti anni in una Società abbastanza importante. Ero tagliato fuori. Non potevo parlare di quegli argomenti neanche con la mia "bambina" Rachel che, ormai, rifiutava in spiaggia di giocare con i ragazzi della anal porno età ma non rifiutava di farmi vedere i suoi bikini colorati ed i suoi giochi con la fragolina quando si sistemava gli slip.
Il gioco forse era finito.
A fine giugno, una sera, a letto, Elena mi cavalca con molta energia, mi mordicchia il petto con forza e mi fa vedere le stelle. Un dolore terribile, la sua, una gelosia folle.
"Stronzo, bastardo....figlio di puttana...lo so che ti ho fatto male ma stanotte ho preso da te tutto il piacere che che voluto, ho usato le unghie e i denti per morderti...la prossima volta userò la lametta....te lo ricorderai... se non la smetti di dare retta a quella troietta drogata e ninfomane..!"
La mia "Elenina" aveva, per la prima volta smesso di fare la collegiale con la gonna al ginocchio, il sorriso da adolescente e la voce dolce, e minacciava di farmela pagare cara.
Amavo quella donna con il corpicino di una bimbina e conoscevo i suoi comportamenti a letto. Non aveva quasi mai preso l'iniziativa. Avevo un enorme vantaggio su di lei: nulla accadeva alle sue spalle e la nostra storia è stata sempre totalmente improntata ad una totale libertà di costumi. Non le avevo mai chiesto nulla di quello che avrebbe potuto combinare con gli uomini; lavoriamo in due diverse città d'Italia e non sono mai stato ossessionato dai suoi comportamenti nè dai complimenti che riceveva dai suoi amici e colleghi. Rachel aveva cambiato ogni cosa. Elena aveva capito ogni cosa. Era diventata folle di gelosia al punto da contattare una mia ex. Non sono mai stato appassionato di ragazze così giovani, anzi. Le mie compagne le ho scelte quasi sempre tra le mie coetanee ma stavolta una ragazzina venuta da New York aveva sparigliato le carte. Da qualche sera uscivo con lei per evitare, come voleva il padre, che frequentasse le discoteche o che facesse tardi, o che bevesse molto, insomma, anzichè affidarla al premuroso cugino, Rachel era passata sotto la mia custodia.
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