venerdì 27 dicembre 2013

Sorelle porcelle

Di ritorno da un viaggio di lavoro, incontrai per caso alla stazione il mio amico Andrea: era venuto a prendere sua sorella, che rientrava dalle vacanze. Ed infatti, Andrea mi venne incontro in compagnia di una brunetta di venticinque anni molto ben fatta: belle curve, serici capelli corvini avvolti in una lunga treccia e due occhi neri veramente conturbanti. Per di più Roberta, così si chiamava, indossava un completino da viaggio con minigonna a tubino e camicetta che rivelavano in basso un bellissimo paio di gambe negli stivaletti alla cowboy, e in alto due seni sodi ed eretti, i capezzoli puntuti sotto la stoffa tesa. Quando mi fu presentata e mi salutò,la sua voce calda e lievemente roca mi diede un brivido di eccitazione. Poco dopo, rimasto per un istante solo con il mio amico, mi complimentai per la sua bella sorella. "Bella e brava ..." mi rispose lui, con un sorriso strano. "Ti piace, eh?" mi chiese poi. "Beh, è una bellissima ragazza ..." risposi, tanto per dire qualcosa. Non potevo certo nascondere gli sguardi che lanciavo al corpo di Roberta in attesa, appoggiata all'auto del fratello e lievemente flessa in avanti a mostrare un bellissimo culo sotto la minigonna nera. "Bene, magari una di queste sere ti combino un'uscita!" rise di nuovo "Ora che sei libero ... Dai, scherzo!" Sapeva che mi ero appena lasciato con la mia ultima donna (più per colpa mia che di lei, in verità) e pensai che non volesse ins****re troppo su questa storia. Però ero proprio libero, e la Roberta non era davvero male ... Ci lasciammo su quella vaga proposta di appuntamento. Mentre l'auto si allontanava, Roberta mi lanciò un lungo sguardo a palpebre semichiuse, sotto l'ombretto azzurro, e mi sorrise. Mentre in moto correvo verso casa, non riuscivo a pensare che alla sorella del mio amico: un paio di volte mi distrassi talmente che rischiai dei sorpassi sul filo del rasoio. Nell’androne del palazzo, una ragazza mi venne incontro. Per un istante, alla vista del corpo armonioso che incedeva avvolto nel vestitino bianco, estivo, pensai che lei mi avesse preceduto a casa mia. Poi mi resi conto che si trattava di mia sorella, Lidia: una cas**ta di riccioli castani, il sorriso luminoso e morbide forme di ventiduenne, la cui dolcezza è accentuata da un paio di chili in più rispetto al peso forma. Sorrisi di piacere. Lidia, la mia amata sorellina, era venuta a trovarmi. Eravamo sempre stati molto uniti, e da quando era andata a vivere con alcune amiche per frequentare l’Accademia di Belle Arti ne sentivo spesso la mancanza. La abbracciai con trasporto. “Bambolina! Come stai? Che bella sorpresa!” Lei mi strinse teneramente e mi baciò sulle guance. “Ciao, fratellone! Che bello!”. Ruotò su se stessa, sollevando lievemente il vestito sulle gambe. “Mi trovi bene?” sorrise. “Sei bellissima, veramente!”. Ero veramente su di giri, mi ero persino scordato di Roberta. Lidia mi chiese di poter restare da me per qualche giorno, perché l’appartamento dove viveva con le sue due amiche aveva urgente bisogno di alcune riparazioni, e la padrona di casa non poteva più rimandare, e le aveva dovute allontanare per forza. Questa domanda ebbe immediatamente una risposta positiva. Non sapevo bene cosa accadesse, ma l’idea di avere Lidia con me mi riempiva di un piacere insolito, che non riuscivo a spiegarmi bene. Le cedetti il divano letto del mio miniappartamento, e mentre appunto mi stavo preparando il sacco a pelo nello studiolo, squillò il telefono. Era Roberta. Il calore della sua voce densa e melata mi provocò subito un’erezione. Lei e Andrea mi invitavano a cena per la sera stessa. Ero eccitatissimo all’idea di incontrarla – figuratevi, dopo un periodo senza donne, subito una gnocca come questa, pensai. Poi però pensai a Lidia, e spiegai che era appena arrivata da me. “Oh, meglio ancora” rispose Roberta. “Non c’è problema, porta anche lei. Mi raccomando, ci tengo a conoscervi … a conoscerti. Allora, stasera alle nove, d’accordo?” . Ovviamente accettai subito. Tornai di là con un enorme bozzo nei jeans. Se fossi stato solo, mi sarei masturbato immediatamente: mi vedevo già penetrare a grandi colpi il culetto sodo di Roberta, mi immaginavo i suoi gemiti e le sue urla con quella sua voce incredibile mentre veniva scossa dal piacere. Dissi a Lidia dell’ invito, e lei ne fu contentissima. “Che bello, una cenetta romantica, come due innamorati!” rise argentina. Se si accorse della mia eccitazione, non mi disse nulla. Alle nove ci trovavamo nel salone della bella villetta di Andrea, tra il verde della periferia sud: lui è capo-qualcosa in una grossa firma della moda (e Roberta era una modella, scoprii quella sera), e non vive certo in un bilocale come me, semplice assistente al Museo. La cena fu piacevole, ma io non riuscivo a staccare gli occhi – e le orecchie – da Roberta. Mentre io e Andrea eravamo vestiti con completi sportivi, e Lidia aveva un leggero vestito estivo che faceva risaltare le sue dolci rotondità, Roberta indossava un abito da sera nero con una scollatura e spacchi laterali che mi accendevano ad ogni sua mossa. Portava sandali col tacco alto, ed aveva raccolto i capelli in una pesante treccia molto sensuale, che tendendole un poco i tratti del viso ne accentuava il profilo leggermente lascivo. Una volta, alzandosi, mi mostrò tanto da essere certo che non portasse le mutandine. La conversazione era interessante, perché Andrea è un tipo molto simpatico che riesce a mettere tutti a proprio agio, e tuttavia notai, le poche volte che riuscii a sottrarmi al fascino di Roberta per qualche minuto, che Lidia sembrava lievemente turbata, e un piccolo broncio le incurvava le labbra morbide e rosee. Comunque la serata proseguì bene, salvo il fatto che ormai, tra il buon vino bevuto, qualche battuta a doppio senso del mio amico e le movenze sempre più provocanti di Roberta, io avevo tra le gambe un menhir, un cannone pronto a sparare al primo stimolo imprudente. E stavo appunto pensando a come avrei potuto fare per evitare che la serata finisse come ormai mi si prospettava, e cioè con il classico “Buonanotte, è stato bello, tornate a trovarci”, quando Andrea, che da alcuni minuti si era appartato con la sorella, tornò dicendomi: “Senti, Marco, ho visto che il cielo si sta coprendo in fretta, mi sa che ci sarà un brutto temporale … Tu e Lidia siete venuti in moto, è più di un’ora di strada, e non vorrei che tornando ve la pigliaste tutta … Insomma, noi abbiamo una camera per gli ospiti, ovviamente … perché non passate la notte qui? “. Intanto Roberta, stretta al fianco del fratello, mi guardava con un sorriso al contempo ironico e promettente. Io non credevo alle mie orecchie. Benedetto il temporale! A parte che non mi andava proprio di guidare una Yamaha di sei anni in una tempesta e con la mia sorellina aggrappata a me, l’idea di una notte accanto a Roberta … Ero certo che sarebbe successo quanto speravo. Il mio cazzo dette letteralmente uno strappo, ed immediatamente accettai. Anche Lidia, notai nella mia gioia, si era rasserenata, ed ora sorrideva di quel dolce sorriso che conoscevo bene, e che la rendeva irresistibile a tutti. Così ci ritirammo per la notte. Nella nostra camera trovammo pigiami, biancheria ed oggetti da toeletta. Quando fu il mio turno andai in bagno, e tornando in camera in pigiama vidi che Lidia era pronta per andare a letto: indossava una sorta di baby-doll (evidentemente di Roberta) che mostrava del suo morbido corpo più di quanto anche un fratello potrebbe tollerare senza emozioni, i seni tondi e vellutati e persino l’ombra di peluria mogano tra le gambe. Mi sorrise e si infilò svelta sotto le coperte, e così feci anche io. Dapprima, il pensiero che dovevo trovare il modo di incontrarmi con Roberta senza troppo chiasso, e soprattutto di quello che sarebbe successo poi, mi impedì di addormentarmi. Ma dopo circa un’ora, quando ormai il caldo, la smania e la noia mi avevano talmente stremato da indurmi a togliermi tutto tranne gli slip – mia sorella si era ormai assopita – mi prese un colpo di sonno e crollai. Mi risvegliò un lieve scuotimento. Ancora mezzo intontito, aprii gli occhi. Lidia era china su di me, e mi sussurrava qualcosa. Di colpo fui sveglio. “Ascolta, oh, ascolta!” mormorava la mia sorellina. “Senti? Li senti?” Dalla stanza accanto alla nostra veniva una serie di ansiti e gemiti rochi, ed ogni tanto un urlo ed alcune parole chiaramente distinguibili. La voce di lei era inconfondibile, e mi fece schizzare il pene turgido fuori dagli slip. “Ah …ahhh … sì … sììì … sfondami … ahhh … sfondami tuttah … “ rantolava Roberta. La voce di lui fu però la cosa più eccitante. Una sensazione sconvolgente, anche se qualcosa avevo intuito, in qualche modo. “Sì … sììì … eccolo troietta … eccoloooh …” mugolava Andrea. Fratelli ed amanti! La cosa mi dava le vertigini dal piacere. Poi pensai a Lidia, a cosa provava lì accanto a me, ad ascoltare … La guardai. Era nuda, e mi fissava tra le palpebre semichiuse e appena truccate, con quegli splendidi occhi nocciola, profondi e luminosi, dal taglio lievemente orientale. “Lidia … piccola …” cominciai. Ma lei mi afferrò la testa e mi baciò in bocca. Un bacio rovente ed appassionato, il bacio di una donna innamorata nel pieno della sua voglia. Deliziato, risposi a lungo al vortice della sua lingua di zucchero, dal sapore di fragola, con tutta la mia passione. Quando ci staccammo, lei si strinse a me rabbrividendo.. “Marco … oh amore … quanto ho desiderato questo momento … da anni … “ ansimava, roca dal piacere e dalla brama. Il mio cuore impazziva di gioia e di desiderio. Questa dolce, tenera bellezza, la mia deliziosa sorella, amava me! Dovevo farla godere in modo indimenticabile, dovevo darle tutto il piacere che la sua dolcezza meritava, pensai. Cominciai a baciarla scendendo dalla gola ai capezzoli, ora eretti e frementi al tocco della mia lingua. La mordicchiai, la succhiai, la mia tenera amata sorellina, e lei mi corrispose con abbracci frementi e languori ansimanti e deliziosi gridolini.. “Oh ti prego amore mio mettimelo … mettimelo non ne posso più … “ mugolava. Scesi ancora più giù, e presi a leccarle la figa, già rorida di succhi e spalancatasi per me. Dopo qualche carezza di lingua ben assestata, Lidia cominciò a sussultare e ad urlare. “Basta … basta … ohh non resisto più … fottimi fottimi ti prego tesoro fottimi … ahmioddio sto per godere …. fottimi …” Anch’io però rischiavo di venire lì per lì, tanto mi eccitava la situazione, ed il corpo e l’amore di mia sorella, creatura meravigliosa, dono del tutto inaspettato. La misi carponi e la penetrai lentamente, da dietro. Lei mi ricevette con un gemito che mi diede i brividi alla spina dorsale. Via via che aumentavo il ritmo, i suoi gemiti si trasformavano in gridolini e poi in urla di piacere così intense che la mia eccitazione era alle stelle. Vedevo il suo culo tornito alla perfezione muoversi all’unisono con i miei colpi, vedevo i riccioli ondeggiare ed immaginavo il suo viso acqua e sapone stravolto dal piacere mentre si inarcava ed affondava i denti nel cuscino, mugolando stralunata. “Ti amo ti amo ti amooh … Lidia tesoro ti amooh …” urlavo, non resistendo più, mentre venivo. “Ohhh sììì sììì sììì amore sììì … ohh oohhh ooh sono tua sono tuaah sono la tua donnahhh” gridava lei, finché venne artigliando le lenzuola nello spasimo dell’orgasmo. Poi ci riposammo un attimo abbracciati. Lei mi guardava con un ardore che di rado avevo visto negli occhi di altre donne, ed io le sorridevo, carezzandola. I sensi riebbero il sopravvento, e la scopai di nuovo, stavolta con lei sopra di me, per vederla mentre veniva e mi chiamava amore e tesoro e fratellino e mio bel cazzo. Proprio mentre stava venendo per la terza volta, urlando cose deliziose e sconnesse che mi avevano reso di nuovo il cazzo una colonna d’acciaio (ora le stavo leccando la figa profumata, e Lidia si dimenava talmente che aveva dovuto rinunciare al sessantanove che avevamo iniziato in origine), si aprì la porta, e Andrea e Roberta comparvero sorridenti sulla soglia. Ci eravamo completamente dimenticati di loro, presi nel vortice del nostro amore. “Visto che bello, farsi le sorelline? “ rise Andrea, ficcando la lingua in bocca alla sorella. Roberta poi venne verso di noi. “Mi avete fatto eccitare alla follia” mi disse, prendendomi il cazzo in mano. “Già lo sai, che attraverso queste pareti si sente tutto … “ “Dai, mettimelo nel culo … “ aggiunse poi, mettendosi carponi e baciando Lidia, che rispose subito con uno dei suoi baci di fuoco, e presto le due ragazze cominciarono a mugolare l’una nella bocca dell’altra. Intanto io avevo infilzato l’ano di Roberta, morbido ed elastico, e lei si staccò da mia sorella per urlare tutto il suo piacere. Suo fratello si stese sotto di lei e glielo infilò in figa, ed allora le smanie della brunetta non ebbero più limite: si inarcava e graffiava la schiena di Andrea, aggrappandosi a lui e mordendolo e poi guaiva, bramiva, piangeva. “Aarggh … uurgh … uuuh … ohmioddio … spingi Marco spingiiih … uuurgh … mmmh … ahddioddioh … Andrea amorehh … oahhh dai daiih … “ Lidia ci guardava, scossa da brividi irrefrenabili di piacere. Roberta mugolò: “Nel … nel cassetto … ohh tesoro nel cassetto … “. Senza esitare, la mia sorellina andò ad aprire i cassetti dei mobili della stanza. Dopo una breve ricerca, da uno estrasse un dildo rosa. Corse verso di me, mi baciò e poi, sistematasi bene in vista sul letto, iniziò a masturbarsi. Sempre più velocemente si muoveva la sua mano, sempre più a fondo penetrava l’olisbo tra le sue cosce deliziose, sempre più lunghi ed alti ed eccitanti si facevano i suoi gemiti. Quello fu il parossismo. Con il cazzo stretto dal tenero sfintere di Roberta, la sentivo godere con la sua voce conturbante, e contemporaneamente sentivo i gridolini estatici della mia meravigliosa Lidia e ne vedevo il volto pulito illuminato dal puro piacere. Tutto avvenne quasi contemporaneamente: venni in maniera esplosiva, urlando il mio amore per mia sorella e la mia passione per Roberta a cui ricaddi sulla schiena addentandola mentre lei, a sua volta, veniva ruggendo come una leonessa in calore e stringendosi al fratello che eiaculava muggendo di piacere. Un istante dopo, Lidia strillò: “Ohmiodio oddio oddiiio vengo vengo vengooh Marco amoreee vengoooooh” . A me il cazzo tornò subito a inturgidirsi, era magnifica nell’orgasmo. Roberta, instancabile, afferrò il dildo che Lidia si era appena sfilata e, dopo averlo leccato con espressione golosa, se lo infilò tra le gambe, e ben presto si torceva sul letto squittendo nel godimento. Intanto io e Andrea ci dedicavamo a mia sorella: io la chiavai di nuovo, mentre ci divoravamo di baci ardenti (che lei interrompeva ogni tanto per lanciare gemiti così intensi che dovevo trattenermi dal morderla a sangue, tanto mi incendiava di desiderio), e Andrea, asserendo da vero gentiluomo che il culo dovevo possederlo io per primo, le penetrava l’ano con un piccolo vibratore apposito. Dopo un poco affidò questo compito a Roberta (che intanto masturbandosi era venuta) mentre lui la scopava. Mentre la inculava col vibratore, Roberta prese a leccare la figa di Lidia: la cosa fece ulteriormente accalorare la mia sorellina, che venne in maniera spettacolare, trascinandoci tutti in un orgasmo quasi all’unisono. Ora fu Andrea a riprendere l’iniziativa: “Adesso devi farle quel delizioso culetto, però, alla tua bella sorellina …“ esclamò. “Tu che ne pensi, Lidia?” Lidia si gettò su di me con un gridolino di gioia. Io, di colpo eretto come un piolo di legno, la voltai e con un ampio movimento rotatorio lo piantai nel suo culetto di burro. Mi rispose un rantolo così sensuale che Andrea e la sorella, intenti a carezzarsi, si bloccarono di colpo. Roberta trascinò il fratello sul pavimento, torcendosi su di lui ed ansimandogli: “Adesso tu mi fai godere come gode Lidia, hai capito? Adesso mi inculi come lei, capito?” Andrea, anche lui già eccitatissimo, le allargò i glutei e le si infilò nello sfintere con un colpo secco, che la fece ululare. Per un poco non furono che i rantoli e i gemiti di noi maschi, che stantuffavamo tra quelle natiche deliziose, e le grida e i singhiozzi delle ragazze, in un crescendo di eccitazione reciproca. Poi Roberta ruotò in modo da potersi infilare sotto Lidia, e le due sfogarono parte della loro libidine abbracciandosi e leccandosi e mordendosi e graffiandosi in un sessantanove pirotecnico, mentre noi uomini acceleravamo il ritmo dei nostri colpi. Finché Lidia non si inarcò all’indietro, piantandosi ancor più saldamente sul mio cazzo, ed urlò tutto il suo piacere ed il suo amore per me con grida deliranti. Poi crollò tremante su Roberta, la quale le afferrò la testa e se la spinse con decisione tra le cosce, guaendo un “leccami puttanella” che si trasformò in una serie di singulti e di uggiolii mentre anche lei veniva. Io ed Andrea ci sfilammo quasi contemporaneamente dalle nostre sorelle e venimmo loro in faccia, e che delizia era vedere la mia Lidia leccarmi la cappella grondante con tutto il trasporto e l’amore che una ragazza di ventidue anni ha per il suo vero, unico uomo. “Ti amo, amo solo te …” le sussurrai alzandole il viso radioso verso di me. “Non dirmi altro, amore … è troppo meraviglioso anche così …” rispose lei con un singhiozzo, e mi strinse in un abbraccio avvolgente. Roberta le sorrise e la baciò: “Sei proprio una dolce bambina” le disse. Andrea mi dette una pacca sulla spalla. “Sei fortunato, mio caro. Davvero …” aggiunse. Ci gettammo tutti e quattro sul letto, sfiniti e felici, per riposare un poco. Io stringevo a me Lidia, mai stanco di ammirarne e di carezzarne le forme da ninfa, e lei mi guardava luminosa e sorridente, mormorandomi “amore, amore” e baciandomi. Così ci addormentammo, e quando mi risvegliai era giorno. Roberta ed Andrea, che dovevano essersi appena svegliati anche loro, si stavano alzando. Ma io non avevo alcuna intenzione di abbandonare il dolce tepore del corpo di mia sorella stretto al mio. La baciai delicatamente sui capezzoli, e lei si svegliò con un piccolo sbadiglio. “Che bello … non era un sogno, è tutto vero! Oh, amore mio …” esclamò, stringendomi. “Allora, voi restate a letto ancora un po’?” mi sorrise Andrea. Io guardai Lidia. Era irresistibile, era tenerissima e sensuale, era la mia porno sorellina e la mia donna. Grazie ad Andrea e Roberta avevo scoperto finalmente l’amore vero, appassionato, coinvolgente. “Sì” risposi. “Abbiamo tanto tempo da recuperare … “. E io e Lidia ci immergemmo di nuovo in una mattinata di amore – la prima di molte a venire

sabato 7 dicembre 2013

Rachel, il cugino e

Ho visto Rachel per la prima volta quando aveva dodici anni. In un paesino della costiera amalfitana, nella sua splendida villa, a letto con un uomo di una quarantina d'anni. La finestra aperta, lei con i suoi capelli castano chiari, il suo sguardo malizioso ed angelico e la carnagione ambrata da una leggera abbronzatura, mentre si lasciava prendere da un orco che si chiamava Ciccio. Muoveva le sue gambe con armonia. I suoi gemiti erano silenziosi, sembrava quasi non godesse. Ciccio era suo cugino. Lei era appena arrivata da New York, da Long Island per l'esattezza, ed aveva la spigliatezza di molte ragazze statunitensi. Mentre Ciccio godeva di quel corpo da sirena lei ebbe il tempo di guardare fuori dalla finestra e di notarmi. Non ebbe alcun imbarazzo. Qualche giorno dopo in spiaggia l'ho rivista con il papà ed il resto della famiglia. E' stata lei a presentarsi, senza fare allusione a quello sguardo furtivo mentre faceva l'amore. Ciccio, il cugino, ed il padre di Rachel, in realtà, facevano la spola tra l'Italia e gli Stati Uniti per i loro affari e quelli della faniflia Gambino, ufficialmente colpita dall' FBI qualche anno fa e sterminata, ma, in pratica, ancora in vita e attiva con i suoi gregari. Lavoravano nel settere dell'edilizia, nella realtà erano i referenti italiani di un clan che si occupava di tutto. Rachel aveva soltanto dodici anni e qualche passeggiatina serale successiva mi bastò a capire che tipo di vita faceva. I suoi dodici anni non le creavano alcun imbarazzo nè a corteggiare velatamente me, nè a far indispettire la mia Elena. La sua disinvoltura era contagiosa e la sua età le consentiva delle libertà che soltanto i giovanissimi possono concedersi. Elena mi consentiva molte libertà soprattutto non immaginando che una ragazzina dodicenne potesse essere una l****a. Così, dopo qualche partita a carte pomeridiana a casa mia, uscivamo insieme tutti e tre e, quando Elena si ritirava, non esitava a rimanere con me che di anni ne avevo trentasei. Inutile dire che molti cercavano di intuire chi fosse, qualcuno azzardava "è tua figlia?...è una tua nipotina?..." niente di più errato perchè il fisico di Rachel era molto ben proporzionato ed essendo più alta di Elena riusciva a dimostrare molti anni in più. Non ci volle molto per capire che, oltre a fumare regolarmente venti sigarette al giorno, aveva provato droghe sintetiche e cocaina. Il cugino Ciccio era molto attivo nel settore degli stupefacenti, aveva conosciuto molte delle discoteche più belle di New York ed era sempre pieno di bellissime di ragazze, rigorosamente non italiane. Riusciva ad attirarle come gli insetti con il miele visto che provvedeva alle loro esigenze ed ai loro "sballi". Così Rachel, che si era trovata giovanissima a frequentare ambienti pericolosi e trasgressivi ed amici molto più grandi di età, non potè tacermi che quella "roba" le girava per casa ed il fumo era sicuramente la cosa più innocente che aveva provato. Riusciva ad ingannare tutti con il suo viso malizioso ed i suoi atteggiamenti da donna vissuta. L'estate di qualche anno fa è stata, nello stesso tempo, per me deliziosa, per questa bimba dai seni dolcissimi e dalle gambe lunghissime, ed una dannazione, per Elena che dopo qualche settimana l'avrebbe eliminata fisicamente, visto che riusciva a magnetizzare gli sguardi dei ragazzi in spiaggia e degli uomini maturi. Rachel, bionda ed alta, che sfidava la vita e tutto il creato dall' alto dei suoi 180 centimentri ed Elena bruna, di fisico minuto, una seconda di seno, e di aspetto mediterraneo. Entrambe molto carine, due strutture fisiche diverse, due storie di vita molto differenti. Non mi interessava essere invidiato dagli altri ma, conoscendo i genitori di Rachel, suo cugino e le sue frequentazioni, capii subito che sarebbero stati tre mesi di inferno a causa di Rachel che non mi mollava e si prendeva gioco della mia fidanzata, stimato avvocato, un po' snob. Le uscite serali e le cene con i suoi amici erano noiose, quasi tutti avvocati che parlano del loro mestiere. Io non faccio parte di quell'ambiente, vivo delle provvigioni che mi derivano dall'avere dei clienti che speculano in borsa e lo faccio da molti anni in una Società abbastanza importante. Ero tagliato fuori. Non potevo parlare di quegli argomenti neanche con la mia "bambina" Rachel che, ormai, rifiutava in spiaggia di giocare con i ragazzi della anal porno età ma non rifiutava di farmi vedere i suoi bikini colorati ed i suoi giochi con la fragolina quando si sistemava gli slip. Il gioco forse era finito. A fine giugno, una sera, a letto, Elena mi cavalca con molta energia, mi mordicchia il petto con forza e mi fa vedere le stelle. Un dolore terribile, la sua, una gelosia folle. "Stronzo, bastardo....figlio di puttana...lo so che ti ho fatto male ma stanotte ho preso da te tutto il piacere che che voluto, ho usato le unghie e i denti per morderti...la prossima volta userò la lametta....te lo ricorderai... se non la smetti di dare retta a quella troietta drogata e ninfomane..!" La mia "Elenina" aveva, per la prima volta smesso di fare la collegiale con la gonna al ginocchio, il sorriso da adolescente e la voce dolce, e minacciava di farmela pagare cara. Amavo quella donna con il corpicino di una bimbina e conoscevo i suoi comportamenti a letto. Non aveva quasi mai preso l'iniziativa. Avevo un enorme vantaggio su di lei: nulla accadeva alle sue spalle e la nostra storia è stata sempre totalmente improntata ad una totale libertà di costumi. Non le avevo mai chiesto nulla di quello che avrebbe potuto combinare con gli uomini; lavoriamo in due diverse città d'Italia e non sono mai stato ossessionato dai suoi comportamenti nè dai complimenti che riceveva dai suoi amici e colleghi. Rachel aveva cambiato ogni cosa. Elena aveva capito ogni cosa. Era diventata folle di gelosia al punto da contattare una mia ex. Non sono mai stato appassionato di ragazze così giovani, anzi. Le mie compagne le ho scelte quasi sempre tra le mie coetanee ma stavolta una ragazzina venuta da New York aveva sparigliato le carte. Da qualche sera uscivo con lei per evitare, come voleva il padre, che frequentasse le discoteche o che facesse tardi, o che bevesse molto, insomma, anzichè affidarla al premuroso cugino, Rachel era passata sotto la mia custodia.

venerdì 6 dicembre 2013

febbre da cazzo

Ecco a voi una storia in cui chiunque, trovandosi al mio posto, proverebbe le stesse sensazioni: eccitazione, ansia, stupore. Ricordo che era un sabato sera di qualche mese fa e invece di passare la serata fuori io e Annalisa restammo a casa per badare a sua figlia Gina che aveva la febbre. Cenammo e ci mettemmo a letto a guardare un film che durò circa tre ore mentre Gina se ne stava tranquilla in camera sua. Alla fine del film Annalisa andò a controllare sua figlia e tornando chiuse la porta e si stese accanto a me. -"caro, lei dorme...perchè non giochiamo un po'!". Si sfilò il perizoma e poi tirò giù i miei pantaloni insieme alle mutande. Cominciò a farmi una sega lenta e intensa con una mano mentre con l'altra mi stringeva dolcemente le palle. -"tesoro ce l'hai già duro come piace a me...anch'io sono tutta eccitata!". E li fece una cosa che mi mandava in estasi! Si ficcò due dita nella fica e me le poggiò sulla cappella. Sentii il suo sperma caldo e appiccicoso che mi bagnava tutto il glande poi ripetè quel gesto ma stavolta le dita se le mise in bocca e mi baciò ficcandomi la lingua fino in gola così da farmi assaporare il suo liquido. Si posizionò sopra di me e iniziò a cavalcare lentamente per non far rumore. -"caro....mmmhhhmm shhhhh ahhsshhh...mi senti tutta bagnata!" -"certo...e sei pure bella calda!". Andava su e giù e ogni tanto ruotava il bacino per allargarsi di più la fica. Sentivo il mio cazzo perdersi in quel buco bollente, largo, umido e morbido e la lasciavo muoversi come piaceva a lei. Dopo circa una decina di minuti si fermò: -amore...lo voglio fino in fondo...in questa posizione non ti sento tanto! Si stese a gambe spalancate e mi tirò a se. -vieni amore mio...sfondami sfondami. Le infilai il cazzo tutto dentro ma dovevo dosare la forza per evitare che il letto cigolasse. Più spingevo e più lei ansimava. -"si si si così così....mhhh ahhh siihhhshhhhhh ahhhah siiiii" Sentivo il cazzo andare in fiamme tutto immerso in quella vagina e quello sperma bollenti. Improvvisamente nel buio sentii la porta aprirsi e con un balzo mi allontanai da Annalisa fingendo di dormire. -"mamma...dormi!!!???" -"no tesoro, stavo per venire da te!" -"volevo dormire in mezzo a voi, ho troppo freddo nel letto da sola" -"va bene...mettiti in mezzo a noi...vieni. Io facevo finta di dormire ma il mio pisello pensava ancora al piacere di pochi istanti prima. Annalisa si sistemò sul suo lato del letto dopo aver sistemato Gina tra sè e me. Ci misi un bel po' per addormentarmi o quasi poichè la ragazza si muoveva in continuazione. Ogni tanto stendeva a caso il braccio che mi toccava ora il fianco ora la gamba. All'improvviso sentii la sua mano poggiarsi sul mio cazzo dove la lasciò per due o tre secondi poi la ritirò. Passò un po' di tempo e risentii quella mano adagiarsi di nuovo sul solito posto; questa volta la tenne a lungo ma la situazione era piuttosto imbarazzante così decisi di girarmi lentamente su un fianco in modo da evitare ulteriori incontri tra il mio cazzo e quella mano. Non risolsi nulla perchè la ragazza allungò di nuovo la mano. Decisi di alzarmi e di andare a dormire sul divano ma mi sentii afferrare e sottovoce disse: -"non ti muovere altrimenti dico a mamma che mi toccavi!" Davanti a un simile ricatto non potevo che assecondarla. Mi stesi di nuovo cercando di soffocare i miei sospiri di piacere. Annalisa dormiva su di un fianco dandoci le spalle e Gina mi segava sotto le coperte. -"te la stavi scopando ehhhh....vi ho sentiti!" mi bisbigliò -"ti faccio godere così...non ti muovere!" Mi scappellava il cazzo fino in fondo lentamente e poi risaliva su chiudendo la punta sotto la pelle del prepuzio. Io ero li immobile preso dal piacere ma anche dal timore che film porno gratis sentisse tutto. La situazione di essere masturbato da Gina mentre sua madre dormiva a pochi centimetri da noi era folle, erotica e rischiosa. Ciò che maggiormente mi eccitava era la sfacciatagine e la strafottenza con cui quella troia giocava con il mio cazzo. Andava con la mano su e giù molto lentamente e quando si accorse che il mio glande era bello gonfio cominciò a segarmi velocemente con una passione che nemmeno in Annalisa avevo mai percepito. Mi fece schizzare come un pazzo e alla fine mi ritrovai con il ventre tutto pieno di sperma. -"non ti muovere!" disse Si chinò silenziosamente sul mio addome e con la lingua raccolse via tutto il liquido. gnic gnac gnic gnaccc.....sentivo il rumore delle sue labbra e della lingua che mi pulivano dappertutto. -"questo sciroppo mi farà stare meglio domani!".

mercoledì 20 novembre 2013

Pulcino Troia ha bisogno di ottenere il suo asino pulito

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